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Incendi boschivi. Individuare gli incendiari, fermare i piromani: una professione per il CFS
Incendi boschivi. Individuare gli incendiari, fermare i piromani: una professione per il CFS
Fonte: C.F.S., Corpo Forestale dello Stato http://www.corpoforestale.it
Gli incendi boschivi: problema globale per la difesa del pianeta Umberto D’AUTILIA – Direttore della Divisione 3^ (Protezione Civile e Soccorso Pubblico) dell’Ispettorato Generale del Corpo Forestale dello Stato
La difesa delle foreste nel mondo è ormai considerata una scelta irrinunciabile da parte di gran parte dei Paesi che si sono impegnati ad adottare misure di salvaguardia ambientale e a promuovere lo sviluppo sostenibile delle foreste in tutte le sedi internazionali.
Anche l’Europa non sfugge a queste regole ed il rapporto FAO sulla situazione delle foreste mondiali riporta due minacce incombenti per i patrimoni forestali del nostro continente: gli inquinamenti e gli incendi boschivi, i primi che provocano danni più gravi nelle regioni del Centro, i secondi che colpiscono le regioni del Sud. Il problema degli incendi boschivi, che in Europa è limitato ai paesi del Mediterraneo, riguarda in pratica l’intero pianeta; perché se poniamo a fattore comune le condizioni meteorologiche, elementi scatenanti e diffondenti, ne risulta che anche vaste aree del mondo ne sono spesso colpite con effetti devastanti. Gli incendi che nel 1997 hanno devastato quasi un milione di ettari di foreste del Borneo e di Sumatra, hanno rilasciato nell’atmosfera 2.6 milioni di tonnellate di carbonio, pari a un valore compreso tra il 13 e 40 % delle emissioni globali di quel periodo.
Tutti questi studi hanno dimostrato che gli imponenti incendi del sud-est asiatico hanno dato, senza dubbio di smentita, un potenziale contributo al fenomeno del surriscaldamento globale. Assodato ormai il legame tra incendi e riscaldamento del clima a livello globale, è auspicabile concentrarsi sulle azioni per mitigare gli effetti di tale fenomeno. Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento degli incendi boschivi nelle regioni mediterranee dell’UE.
Nel 2003, quale conseguenza del programma quadro del Consiglio d’Europa, il monitoraggio degli ecosistemi forestali diventa il punto centrale delle attività del Forest Focus per la protezione delle foreste dall’inquinamento atmosferico ma anche dagli incendi.
I punti principali sottoscritti riguardano:
- La formazione di una banca dati comune per il monitoraggio e la raccolta delle informazioni;
- La protezione dagli incendi, che prevede misure di prevenzione conoscitiva, comprendenti campagne rivolte alle popolazioni per aumentarne la consapevolezza e la responsabilità, riguardante anche l’addestramento specialistico degli addetti;
- misure di protezione sul terreno, mediante la realizzazione di parafuoco, punti d’acqua, ecc.
- Sviluppo delle ricerche e degli studi da parte degli Stati membri della Commissione.
Il Corpo forestale dello Stato si confronta con una realtà in costante evoluzione, in cui anche la gestione del bosco e l’uso del territorio hanno perso la consueta staticità per assumere aspetti dinamici.
E’ con profonda convinzione, fedele ad un impegno antico ma sempre rinnovato rispetto all’attualità delle problematiche ambientali, il Corpo Forestale dello Stato, ha già da tempo avviato un processo di rinnovamento strutturale, di qualificazione professionale e di specializzazione tecnica, perché anche la protezione dei boschi dal fuoco e il contrasto al reato di incendio boschivo possa essere affrontata con strumenti moderni.
Alla luce del “Nuovo Ordinamento del C.F.S.” del 6 Febbraio 2004, n°36, le competenze si sono ampliate, diventando più complesse e specializzate e ora spaziano dalla difesa del territorio alla prevenzione degli incendi boschivi, dalla repressione dei reati ambientali alla sicurezza del comparto agroalimentare, fino al contrasto del bracconaggio e dell’abusivismo edilizio.
L’aumento e la diffusione degli incendi sono legati sostanzialmente, oltreché al dilatarsi di favorevoli condizioni climatiche, alle profonde modifiche avvenute nell’uso antropico del territorio. Infatti ai periodi di siccità prolungata naturalmente predisponenti si sono sovrapposti l’abbandono delle aree rurali, la crescita delle popolazioni delle aree urbanizzate, l’adozione di politiche forestali estremamente conservative.
La loro azione - comportando l’aumento delle aree marginali, la perdita dei presidi territoriali, l’espansione delle aree d’interfaccia, l’accumulo di combustibile - ha favorito i fenomeni di degrado ambientale, tra cui gli incendi risultano preminenti.
Ad un miglioramento del sistema di lotta ha corrisposto una particolare resistenza e ricorrenza del fenomeno.
I due aspetti si contrappongono e determinano come risultato una leggera tendenza al contenimento del problema del fuoco che mostra, nel contempo, un eccezionale dinamismo soprattutto in alcuni ambiti.
Nell’ultimo decennio la media annua supera gli 11.000 incendi/anno ed i 50.000 ettari di superficie boscata percorsa dal fuoco. Oltre il 70% dei boschi italiani è ubicato in aree in cui è elevato il rischio di incendi e solamente il 30%, per la quota e per il clima, si può considerare quasi al sicuro; il 90% degli incendi colpisce i boschi compresi in una quota tra il livello del mare ed i 1.000 metri.
L’allarme lanciato per anni dal C.F.S. è stato raccolto dal Parlamento con la promulgazione della legge quadro n°353 del 2000 in materia di incendi boschivi. Il fatto che oggetto della tutela sia essenzialmente non il patrimonio, ma l’incolumità pubblica, comporta che, nel caso di incendio, si debba aver riguardo non solo dell’entità del danno materiale ma anche della situazione di pericolo determinata.
Dall’approfondimento conoscitivo delle cause, sia di origine dolosa che colposa, emerge un quadro di insieme assai variegato e complesso; le cause dolose spaziano dalla ricerca di un illecito profitto, al risentimento, alle vendette, al disagio sociale, all’emulazione o alle turbe psichiche.
La vastità del fenomeno preoccupa non poco le Amministrazioni deputate al contrasto più della collettività che, spesso, vede nella figura del piromane il responsabile di tale scempio, ma crescendo cultura e attenzione il termine di responsabilità coincide sempre più con quello corretto di incendiario.
Gli analisti del fenomeno ci dicono che sono numerose le circostanze ed i contesti sociali che generano particolari figure di incendiari: fenomeni di rappresaglia criminale per faide in alcune zone locali, incendi innescati da pericolosissimi fenomeni di natura economica e occupazionale, ramificazioni illecite di fenomeni collegati al pascolo ed altro. Ogni zona già percorsa dal fuoco ovvero a rischio incendio ha una sua storia, una sua causa ed una sua finalità. La prevedibilità del fenomeno criminale dovrebbe poi porsi in un rapporto di strumentalità con l’attività di “prevenzione”.
Il Corpo Forestale dello Stato svolge un ruolo significativo nell’ambito dell’attività investigativa nel settore degli incendi boschivi, dovuti in gran parte a comportamenti dolosi e colposi. Il fenomeno si presenta complesso per la molteplicità delle motivazioni degli incendiari, spesso legate a situazioni di precario utilizzo del territorio e di sofferenza economica e sociale dei contesti rurali e montani.
L’attività di prevenzione e repressione dei reati connessi agli incendi viene strutturata in funzione di fattori territoriali e sociali, con un approccio operativo definito a livello provinciale e mirato alle specifiche situazioni.
LA LEGGE QUADRO SUGLI INCENDI BOSCHIVI (353/2000)
Conoscenza, analisi e azioni per il contrasto dei reati di incendio boschivo Giuseppe VADALA’ – Responsabile del N.I.A.B. (Nucleo Investigativo Antincendi Boschivi) dell’Ispettorato Generale del Corpo Forestale dello Stato
Il 2000 ha rappresentato un anno di profondo cambiamento nella lotta al fenomeno degli incendi boschivi (che colpiscono il nostro Paese dai primi anni ’70) e che sono motivo di preoccupazione per i cittadini e in particolare per le popolazioni dei territori rurali e montani.
Dopo 30 anni di incessanti azioni di contrasto a questo grave fenomeno finalizzate prevalentemente alle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, il legislatore nazionale ha ritenuto necessario approntare ulteriori misure normative (L. 353/2000), con l’introduzione del reato specifico di incendio boschivo (art. 423-bis c.p.) e di una nuova definizione di incendio boschivo, tese a individuare in modo più incisivo gli autori dei fatti illeciti, di natura colposa e dolosa, e definire in modo più analitico le cause sociali, economiche e criminose che sono all’origine degli eventi di incendio.
Le misure di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi che sono indispensabili per contenerli e per diminuire l’allarme ed i rischi per l’incolumità pubblica e per minimizzare a livelli sostenibili i danni al patrimonio forestale nazionale, devono essere affiancate dall’impegno teso ad individuare gli autori degli atti illeciti e criminosi che provocano nel 98 % dei casi l’innesco degli incendi.
Le attività investigative nel loro complesso possono offrire un contributo coordinato e sinergico al Paese affinché questa emergenza anche attraverso gli interventi di prevenzione e repressione dei reati di incendio boschivo possa essere controllata a livelli sostenibili.
Il Corpo Forestale dello Stato anche in questo settore dà il proprio contributo di impegno, uomini, idee e professionalità per la sicurezza ambientale del Paese. Per migliorare l’intervento delle strutture operative in questo settore e adeguarle al dispositivo del nuovo sistema sanzionatorio della legge quadro, il Corpo Forestale dello Stato ha istituito a livello centrale nell’agosto del 2000 il N.I.A.B. (Nucleo Investigativo Antincendi Boschivo) con il compito di coordinare le attività investigative ed operative per gli Uffici periferici, organizzare le loro esigenze in termini di mezzi ed apparecchiature specifiche, migliorare la conoscenza del fenomeno attraverso specifica metodologia per l’individuazione del punto di inizio degli incendi e repertazione degli ordigni e degli inneschi, effettuare l’analisi del fenomeno, migliorare la metodologia investigativa.
L’ATTIVITÀ DI REPERTAZIONE ED ANALISI DI LABORATORIO NEL CONTRASTO AI REATI DI INCENDIO BOSCHIVO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO
Investigazione incendi boschivi; attività tecnica di repertazione; acceleranti; ordigni incendiari; analisi chimica; gascromatografia; gas-massa
Elisabetta MORGANTE– Responsabile dell’attività di repertazione tecnica del N.I.A.B. (Nucleo Investigativo Antincendi Boschivi) dell’Ispettorato Generale del Corpo Forestale dello Stato
Il Corpo Forestale dello Stato è impegnato in modo articolato e complessivo nel settore degli incendi boschivi con differenti funzioni e diverse attività di intervento. L’attività investigativa del Corpo Forestale dello Stato nel contrasto al reato di incendio boschivo si basa sui principi del Codice penale e del Codice di Procedura Penale connessi a tale tipo di reato, sull’impiego di una metodologia investigativa specialistica e dell’attività di repertazione tecnica dei luoghi di innesco degli incendi e degli ordigni incendiari, nonché sull’attività di analisi chimica di laboratorio.
Nell’intervento verrà illustrata la procedura che le strutture specializzate del Corpo Forestale dello Stato seguono, dopo l’individuazione del punto di insorgenza dell’incendio, mediante il M.E.F. (metodo delle Evidenze Fisiche) al momento del sopralluogo giudiziario, per ricercare ed assicurare gli indizi materiali e gli elementi oggettivi di verifica delle varie ipotesi (ricerca ed individuazione dell’eventuale innesco, repertazione ed eventuale invio dei campioni alle analisi di laboratorio), indispensabili alla ricostruzione dei fatti.
Nell’ambito dell’attività del Nucleo Investigativo Antincendio Boschivo (in sigla N.I.A.B.), è stata sviluppata ed utilizzata l’attività tecnica di repertazione, dotando gli uffici operativi di “valigette” appositamente allestite per il sopralluogo giudiziario, ovvero per l’effettuazione della documentazione fotografica dello stato del teatro dell’incendio, dei rilievi descrittivi per la ricostruzione della dinamica dell’evento criminoso stesso, della repertazione e dei prelievi chimico-biologici. Si tratta di un lavoro interdisciplinare, risultato dell’attività di un team e non di una singola persona, finalizzata a cristallizzare l’evento, le tracce e le cose pertinenti il reato, e quindi alla ricerca di tali tracce, alla loro individuazione e corretta conservazione. In termini di Codice Penale tutto questo si traduce in due tipi di attività principali: gli accertamenti tecnici urgenti, disciplinati dall’art. 354 del c.p.p. e gli accertamenti tecnici irripetibili, disciplinati dall’art. 360 del c.p.p. I reperti vengono così messi a disposizione dell’Autorità giudiziaria che dispone gli esami ritenuti opportuni, eventualmente su suggerimento della polizia giudiziaria operante. Infatti, dopo aver evidenziato e raccolto le tracce, alcune di esse (è il caso degli acceleranti) possono necessitare di indagini chimiche di laboratorio.
Le analisi chimiche sui residui di incendi sono una vera sfida per il chimico forense, in quanto non esistono due incendi simili ed i campioni prelevati dall’investigatore per le analisi possono essere molto diversi. La possibilità di trovare tracce di accelerante dopo un incendio dipende da molti fattori, quali la temperatura, la natura e la quantità dell’accelerante, l’ubicazione del punto di prelievo. Esiste una grande varietà di strumenti investigativi nei laboratori forensi, ma ce n’è uno particolarmente alleato nel determinare la presenza o l’assenza di un accelerante: è il gascromatografo, strumento molto sofisticato in grado di rilevare quantità infinitamente piccole di sostanze volatili, che, associato allo spettro di massa (la cosiddetta GC-MS), permette di stabilire quali picchi derivano dall’accelerante e di individuare il relativo componente chimico. Altre tecniche strumentali quali la microscopia ottica, la microscopia elettronica a scansione (S.E.M.) e la spettrometria ad emissione a plasma (ICP ottico) vengono generalmente utilizzate per completare il quadro da fornire all’investigatore. Per l’effettuazione di tali analisi e caratterizzazioni, oltre alla collaborazione con il Servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato, dal 2003, è attiva una Convenzione tra il C.F.S. ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova.
Scoprire l’uso di un innesco o di un accelerante può dimostrare la dolosità dell’incendio, ma non è sufficiente per identificare l’autore del reato. E’ necessaria la corretta composizione del puzzle da parte dell’investigatore, ed in circa sei anni di attività nel settore (dal 2000 a oggi), il personale del Corpo Forestale dello Stato l’ha sperimentato in molti casi di incendio boschivo, dei quali, i più significativi, verranno illustrati nel corso dell’intervento. L’attività tecnico-scientifica è quindi un importante strumento, basato su elementi oggettivi e riproducibili, che il Corpo Forestale dello Stato ha inteso mettere a disposizione ed intende potenziare, a supporto delle proprie attività investigative.
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