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DESERTIFICAZIONE. Il deserto avanza sempre più
DESERTIFICAZIONE. Il deserto avanza sempre più
Fonte: Enel Ambiente http://www.enel.it/attivita/ambiente
In numerose e vaste aree del mondo si stanno manifestando processi di desertificazione, determinati anche da inadeguati usi del suolo, con danni ambientali ed economici più che rilevanti. Secondo le stime del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), circa un quarto della superficie terrestre mondiale è oggi minacciato dalla desertificazione e il fenomeno – sostengono gli esperti – ha assunto negli ultimi anni una progressività crescente. Per comprendere i motivi di questo allarme è necessario, innanzi tutto, fare chiarezza sui termini. Quando si parla di deserto, ci si riferisce ai ben noti ecosistemi naturali con copertura vegetale rara, biomassa scarsissima, alte temperature medie e piovosità poco meno che assente. I deserti si espandono o retrocedono con tempi piuttosto lunghi, che possono coprire svariati secoli.
La desertificazione è invece un processo di progressiva riduzione delle capacità degli ecosistemi di sostenere forme di vita vegetale e animale. Si verifica in prossimità di sistemi ambientali aridi e sub-aridi e può avere cause sia naturali (mutamenti climatici, eruzioni vulcaniche, incendi eccetera) sia originate da interventi umani (eccessivo sfruttamento di aree a pascolo e di terre marginali, salinizzazione di terreni irrigui, disboscamento, eccetera).
Nell’ambito delle Nazione Unite, la problematica della desertificazione è entrata da tempo a far parte delle grandi emergenze planetarie, al punto che nel 1994 venne ratificata una apposita Convenzione ONU (UN Convention to Combat Desertification in Countries Experiencing Serious Drought and/or Desertification). Quando si innescano queste condizioni di degrado, in pochi anni insorgono aree aride ed inospitali, di dimensioni varie, con il rischio che possano unirsi tra di loro fino a formare superfici assai vaste dove si instaurano condizioni simili a quelle delle vere e proprie aree desertiche.
Il quadro della “sofferenza”
Tutte le regioni limitrofi alle principali aree desertiche mondiali recano oggi i segni di una “sofferenza” crescente che rischia di tramutarle in zone aride.
Nel continente americano il fenomeno è evidente in prossimità del deserto di Sonora nel Messico nord-occidentale e del deserto di Atacama, lungo l’area costiera tra le Ande e l’Oceano Pacifico. Ma anche negli Stati Uniti la desertificazione avanza ad un ritmo allarmante: l’Ufficio per la Gestione dei Terreni USA considera soggetto o a rischio di desertificazione circa il 40% della superficie nazionale.
Nel continente africano, dove si calcola che il 66% dell’intera superficie è formata da terreno arido o semi-arido, il fenomeno si osserva, in particolare, ai confini del Sahara e in prossimità del deserto del Kalahari, in Sud Africa.
In Asia i luoghi a rischio si trovano nelle vicinanze dei grandi deserti che interessano la penisola arabica, l’Iran, la regione indiana del Rajasthan, l’area del Takia-Makan in Cina e quella del Gobi in Mongolia.
Gran parte dell’Australia, infine, è interessata a processi di desertificazione che si sviluppano ai margini delle grandi aree interne desertiche.
Se le zone appena elencate sono quelle dove si osserva con maggiore evidenza la progressione del fenomeno, il processo di desertificazione è oggi visibile complessivamente in un centinaio di Paesi, Italia compresa.
Il fenomeno ha conseguenze pesantissime sia sotto il profilo ambientale, comportando come immediata conseguenza la riduzione della biodiversità, sia sotto quello socio-economico, sottraendo terreni ad una serie di attività e, in primo luogo, riducendo la possibilità di produzione agricola. Si stima che non meno di 250 milioni di persone nel mondo subiscano gli effetti della desertificazione, con una perdita di reddito stimabile in circa 45 miliardi di dollari all’anno.
Le cause naturali…
Per porre un freno a questa progressione occorre analizzarne con attenzione le cause ed adottare interventi e comportamenti coerenti. Nel caso della desertificazione, l’intreccio tra cause naturali e attività umane è praticamente inestricabile ma, non potendo agire sulle prime, è necessario concentrarsi sulle seconde e sviluppare il massimo sforzo in termini di azioni di prevenzione e di contenimento. Tanto più se si considera una verità evidente, e cioè che la vita sulla terra si basa proprio su quello strato superficiale di terreno che fornisce i nutrienti necessari alle piante, alle colture, alle foreste, agli animali ed alle persone. Tra le cause naturali della desertificazione vanno annoverati, in primo luogo, i fenomeni di origine climatica legati alle caratteristiche delle precipitazioni, alla loro distribuzione annuale, alla frequenza di eventi di siccità, ecc. Gli andamenti climatici, a loro volta, esplicano effetti diversi in dipendenza dei vari fattori costitutivi delle superfici, tra i quali l’esposizione dei versanti e la pendenza del terreno, che costituiscono un importante fattore di vulnerabilità del territorio nel contesto climatico e geomorfologico delle aree soggette a condizioni di stress idrico. La pendenza del terreno, ad esempio, influisce sulla capacità di assorbimento aumentando il fenomeno del ruscellamento rispetto alla quantità di pioggia che si infiltra nel terreno. In questo contesto, la continuità e la ricchezza di specie della copertura vegetale hanno un ruolo centrale in relazione alla capacità di protezione del suolo. Se tale copertura è compromessa si possono innescare cicli di ulteriore degrado, perché la velocità di rigenerazione in determinati climi, come nel Mediterraneo, è piuttosto bassa con la conseguenza che il suolo resta a lungo nudo.
…e la mano dell’uomo
Le attività dell’uomo possono accelerare e aggravare i fenomeni di degrado del suolo. I processi di urbanizzazione ed alcune attività produttive specifiche rientrano tra le cause generali, perché comportano perdite irreversibili dei suoli. Ma ancor più dannose sono quelle attività antropiche che svolgendosi direttamente sui suoli, ne possono compromettere le potenzialità biologiche. La caduta in disuso di pratiche colturali che contribuivano alla conservazione dei suoli, sostituite da uno sfruttamento intensivo dei terreni, i disboscamenti selvaggi, lo smodato sfruttamento dei pascoli, l’eccessivo emungimento delle falde freatiche, l’abbandono di tecniche di manutenzione dei suoli, la contaminazione chimica dei terreni, sono tutte situazioni che inducono fenomeni di impoverimento e di degrado dei suoli e la loro predisposizione a subire processi di desertificazione.
Come si vede, la molteplicità degli interessi e delle attività umane coinvolte è certamente notevole. Ne deriva che anche l’impegno rivolto alla lotta alla desertificazione ha carattere di straordinarietà e richiede, come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite, un forte coordinamento delle attività di prevenzione tra istituzioni, categorie economiche, associazioni e popolazioni locali e la messa a punto di strategie integrate a lungo termine incentrate simultaneamente, nelle zone colpite, sul miglioramento della produttività delle terre e sul ristabilimento, la conservazione e la gestione sostenibile delle risorse naturali. Ciò è quanto stanno cercando di mettere in campo i programmi nazionali varati dagli Stati aderenti per dare attuazione alla Convenzione ONU, con risultati, tuttavia, che al momento appaiono scarsi e che in molte aree del mondo, purtroppo, non si intravedono affatto. Angelo Cipro
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