ELENCO DEGLI APPROFONDIMENTI
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Gas naturale liquefatto (GNL). L’opzione rigassificatori in Italia

Gas naturale liquefatto (GNL). L’opzione rigassificatori in Italia
Fonte: Enel Ambiente http://www.enel.it/attivita/ambiente
La flessibilità offerta dal GNL rappresenta un fattore di successo non solo per la diversificazione delle fonti, ma anche per la maggiore possibilità di modulare gli approvvigionamenti. In un mercato energetico internazionale sempre più segnato da crescenti tensioni non solo sul fronte dei prezzi, ma anche di politica internazionale (in particolare proprio in due aree chiave per il gas: Paesi dell’ex blocco sovietico e Iran) il gas naturale liquefatto (GNL) sta acquisendo crescente rilevanza, testimoniata da scambi che nell’ultimo decennio hanno registrato tassi di incremento medi ben superiori a quelli registrati dai gasdotti. Le previsioni di sviluppo indicano peraltro una ulteriore accelerazione, con l’entrata in servizio di numerosi nuovi terminali di liquefazione e gasificazione. Nell’ambito di un generale incremento dei consumi di gas naturale, del resto, i motivi alla base di tale dinamismo sono più che comprensibili. Infatti:
Dal punto di vista tecnologico si registrano consistenti miglioramenti di efficienza in tutti i segmenti della filiera, con conseguente contrazione dei costi sia di investimento, sia operativi. Complessivamente i costi del GNL si sono ridotti dai 700 dollari/t dei primi anni ’90 ai circa 500 dollari attuali
Dal punto di vista dei mercati, la crescente liberalizzazione e concorrenza richiede condizioni di fornitura sempre più flessibili e con maggiore possibilità di diversificazione (tanto di fonte, quanto di provenienza) rispetto ai combustibili più costosi. In una situazione di maggiore incertezza, infatti, per consolidare le proprie posizioni di mercato è necessario sapersi adeguare tempestivamente ai mutamenti del contesto di riferimento. E questo tanto più nei Paesi ove una elevata componente di crescita dei consumi di gas è legata alla generazione elettrica
Dal punto di vista delle relazioni commerciali, la maggiore competitività del GNL sta, di fatto, modificando le dinamiche di mercato. Si assiste infatti ad una crescente flessibilità in termini sia di volumi commercializzati - anche grazie all’entrata nel mercato di nuovi Paesi produttori - sia di prezzi, sia di disponibilità di navi metaniere disponibili su base spot
Infine vanno sottolineati tre importanti aspetti che contribuiscono a consolidare il ruolo del GNL per i Paesi occidentali: il graduale allontanamento dei campi di produzione di gas naturale dai centri di consumo (vedi il rilevo che stanno acquistando le risorse siberiane e centro asiatiche); il progressivo incremento della dipendenza dei Paesi industrializzati dalle importazioni dall’estero e quindi la sempre maggiore necessità di sviluppare giacimenti finora ritenuti “marginali”; l’ingresso dei grandi Paesi asiatici nel mercato, che viene così non solo ampliato, ma anche in parte “spostato” verso oriente.
Tutti questi elementi stanno determinando il rafforzamento del ruolo del GNL nel commercio energetico internazionale.
La flessibilità che è in grado di offrire può rappresentare un importante fattore di successo tanto per gli acquirenti (non solo sul fronte della diversificazione delle fonti o dell’accesso al mercato del gas per i Paesi privi di adeguate reti di gasdotti, ma anche per la possibilità di maggiore modulazione degli approvvigionamenti nell’arco dell’anno), quanto per i fornitori, che possono così immettere sul mercato riserve che, a causa della localizzazione geografica, non potrebbero altrimenti essere adeguatamente valorizzate.
Il GNL nel mercato italiano
Anche per il mercato italiano il GNL rappresenta una opzione di elevato interesse.
Benché l’Italia sia tra i Paesi meglio posizionati per ricevere gas via tubo, la realizzazione di nuovi terminali di rigassificazione consentirebbe di potenziare la capacità di ricezione del sistema incrementandone la flessibilità, con il risultato non solo di diversificare le fonti di approvvigionamento, ma anche di favorire la concorrenza, agevolando l’ingresso nel mercato di nuovi operatori e riducendo la possibilità di “colli di bottiglia” dal lato dell’offerta.
La valutazione del fabbisogno di nuova capacità di importazione di gas è ovviamente connessa alle previsioni di domanda.
Su questo aspetto si registrano opinioni diverse per il medio termine, mentre per il breve vi è sostanziale accordo nel ritenere che la domandi passi dagli 86 Gmc - miliardi di metri cubi - del 2005 a circa 100 Gmc nel 2010, di cui oltre il 90% importati in relazione alla persistente flessione della produzione nazionale.
Ebbene, anche senza considerare la possibilità di crisi più o meno contingenti nelle forniture (cosa che l’esperienza dello scorso inverno non consente comunque di escludere), nell’ipotesi che il potenziamento delle infrastrutture in corso soddisfi pienamente la crescente domanda di gas, l’opzione GNL conserva il suo valore per tutta la serie di motivi già sinteticamente citata.
Inoltre va considerata anche la dinamica della domanda in un orizzonte temporale più lungo, sia in generale, sia per le caratteristiche proprie del nostro Paese, ove, ad esempio, è sempre più difficile realizzare nuova potenza elettrica che non sia a gas.
Né va dimenticato che per posizione geografica l’Italia potrebbe assumere una funzione di “hub” internazionale per il mercato del gas europeo. Una opportunità, questa, che dovrebbe far valutare la capacità di importazione nazionale in rapporto non solo alla domanda interna, ma anche a quella - ancor più dinamica - europea. Infine l’esigenza di rigassificatori appare motivata anche dalla specifica necessità di stimolare la concorrenza, offrendo cioè la possibilità di superare le difficoltà connesse all’accesso alla rete dei gasdotti ad operatori intenzionati a stipulare contratti diretti di approvvigionamento. Da questo punto di vista proprio dalla diversificazione degli approvvigionamenti è possibile attendersi il contributo più concreto al contenimento, nel medio periodo, del costo del gas nel mercato interno, attraverso la riduzione del rischio di formazione di cartelli di produttori e l’aumento della concorrenza nell’offerta.
La situazione dei rigassificatori
Le opportunità offerte da un mercato in forte espansione e interessato da un profondo processo di ristrutturazione ha determinato, anche in Italia la proliferazione di progetti per la costruzione di nuovi terminali di rigassificazione. Che tuttavia hanno trovato e trovano rilevanti difficoltà.
In Italia è in servizio un solo rigassificatore, a Panigaglia (La Spezia), di taglia relativamente modesta, in grado di lavorare annualmente e mettere in rete poco più di 2 Gmc di gas.
Negli ultimi anni sono stati presentati almeno una decina di progetti. Questo lo stato dei fatti per i più significativi.
In Toscana sono stati avviati i lavori di realizzazione per il terminale “galleggiante” (su apposita nave ancorata stabilmente) al largo di Livorno di proprietà della Olt Lng (società controllata da Endesa). Ha una capacità di 4 Gmc/anno e dovrebbe entrare in servizio a fine 2008.
Sempre in provincia di Livorno, a Rossignano, un consorzio composto da Edison-Bp-Solvay ha proposto un secondo rigassificatore da 8 Gmc/anno, sul quale, tuttavia, pende la spada di Damocle della Regione, che non perde occasione per sottolineare che è disposta ad ospitare un solo terminale nel proprio territorio.
A buon punto è invece il terminale off shore dell’alto Adriatico, al largo di Rovigo, proposto da ExxonMobil, Qatar Petroleum e Edison. Gli accordi finali sono stati sottoscritti lo scorso maggio e l’impianto, da 8 Gmc/anno, dovrebbe entrare in servizio nella prima metà del 2008. In questo caso gli ostacoli al completamento dell’opera vengono dalla necessità di realizzare il gasdotto di raccordo con la rete nazionale, opera avversata da alcuni enti locali e dall’ente Parca del delta del Po.
Per i due progetti in discussione in Friuli Venezia Giulia (entrambi da 8 Gmc/anno) si registra la disponibilità della Regione, ma anche la compatta opposizione degli enti locali. Si tratta del progetto off shore di Endesa, nel golfo di Trieste, e quello on shore di Gas Natural, nell’ area industriale triestina di Zaule.
In Sicilia il progetto da 8 Gmc/anno di Porto Empedocle (Nuove Enegie ed Enel) sembra ben avviato mentre quello di Priolo (Siracusa, proposto da Erg-Shell) è fermo da tempo. Va però rilevato che entrambi sono stati inseriti nella bozza di Piano energetico regionale presentata lo scorso marzo dall’Assessorato all’Industria.
Nessuna novità significativa, infine, per i progetti di Gioia Tauro, da 12 Gmc/anno, proposto dal consorzio CrossGas-Italpetroli, e quello di Taranto (8 Gmc)della spagnola Gas Natural. Quest’ultimo sembra però godere - sulla carta - i favori della Regione Puglia, che non fa mistero di preferire la realizzazione di un terminale a Taranto piuttosto che a Brindisi, dove i lavori per il rigassificatore della British Gas (8 Gmc/anno) sono praticamente fermi nonostante il progetto abbia avuto tutte le autorizzazioni e lo scorso aprile il tribunale di Brindisi abbia respinto il ricorso del Comune mirante a bloccare il progetto. Valter Cirillo per Enel ambiente
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