ELENCO DEGLI APPROFONDIMENTI
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Inceneritori al plasma. Vorrebbero sperimentarli in Italia garantendone l’innocuità, ma l’opposizione popolare finora è riuscita a prevalere impedendone la costruzione.

Inceneritori al plasma. Vorrebbero sperimentarli in Italia garantendone l’innocuità, ma l’opposizione popolare finora è riuscita a prevalere impedendone la costruzione.
A MONTEBELLUNA I CITTADINI NON FARANNO DA CAVIE ALLA MONTEPOWER. INCENERITORE AL PLASMA, ADDIO PER SEMPRE!
Fonte: ECO-ISTITUTO DEL VENETO "ALEX LANGER" http://www.ecoistituto.veneto.it pubblicato sul trimestrale GAIA – di Giuseppe Flora
Domenica 18 ottobre 2003 è stata una giornata di festa per la città di Montebelluna (TV): la fine di un incubo durato tre anni, la vittoria dei cittadini in lotta contro un mostro di cui fino a pochi mesi fa sembrava dovessero essere inesorabilmente vittima.
Il territorio fra Treviso e Montebelluna ha un’elevatissima densità di cave e discariche di rifiuti. Le maleodoranze sono all’ordine del giorno e la prospettiva di aprire nuove cave - per esaurimento di spazio nelle prime - crea attrito fra cittadini e amministratori.
In questo clima di intolleranza diffusa verso le cave, circa quattro anni fa si presentò al sindaco di Montebelluna la ditta PowerCo, del gruppo Celtica Ambiente, per proporre la realizzazione di un inceneritore con torce al plasma. La PowerCo proponeva di creare una società mista pubblico-privato con il comune. Il consiglio di amministrazione sarebbe stato composto da sette persone di cui quattro scelte dal sindaco per la parte pubblica e tre per la parte privata. La portata di smaltimento dell’impianto sarebbe stata 10 volte superiore alle necessità di Montebelluna. La proposta fu subito accolta con parere favorevole dall’allora assessore all’ecologia della città, anche se nessuno aveva sentito parlare prima della "tecnologia al plasma".
“Le torce al plasma – veniva spiegato – portano i rifiuti a temperature talmente elevate che qualsiasi composto, anche se pericoloso come l’amianto o un gas alogenato, ne risulta sbriciolato e trasformato in una colata lavica assolutamente inerte, addirittura utilizzabile come materiale di riempimento nei fondi stradali”.
Il costo di realizzazione era preventivato in 170 miliardi di vecchie lire, inoltre non sarebbe stato facile avere garanzia di un afflusso di rifiuti pari a 12000 tonnellate/anno.
La giunta comunale deliberò la realizzazione dell’impianto e il 20 luglio 2000 fu siglata la società Montepower con 51% di quote al socio pubblico e 49% al socio privato e con presidente lo stesso assessore all’ecologia.
Tutto sarebbe andato a gonfie vele: l’approvazione dei cittadini ormai stanchi delle discariche, l’approvazione del consorzio TV3, l’approvazione da parte di Provincia e Regione, l’approvazione da parte della Commissione Regionale di Valutazione dell’Impatto Ambientale e dell’ARPAV). Tutto, se non fosse stato per l’interessamento al progetto inceneritore da parte dei componenti dell’associazione WWF locale, in particolare di Federica Aldrighetti, di Geremia Bonan e di Laura Puppato.
In breve tempo si scopre che, l’anno precedente, la PowerCo aveva tentato invano di realizzare lo stesso impianto nel Vicentino e che l’accordo era fallito per insufficienti garanzie scientifiche sul metodo di smaltimento. Infatti la tecnica di smaltimento dei rifiuti urbani mediante pirolisi al plasma non risultava utilizzata in nessun paese del mondo, nemmeno negli USA, produttori di torce al plasma. O meglio, era utilizzata solo in alcuni impianti atti allo smaltimento di particolarissimi composti chimici, ma nessuno l’aveva mai sperimentata sulle decine di migliaia di sostanze presenti nei rifiuti solidi urbani!
Dunque i Montebellunesi e i cittadini dei comuni confinanti sarebbero divenuti le cavie di un vero e proprio “esperimento scientifico su scala industriale”!
Nacque un comitato contro la realizzazione dell’impianto, denominato “Montebelluna Attiva”. Iniziarono i volantinaggi. Le accuse del WWF non erano semplici slogan: Federica Aldrighetti e Geremia Bonan erano esperti in chimica e riportavano dati precisi sui rischi per l’ambiente e per la salute. Al gruppetto ambientalista dettero un importante aiuto Michele Boato e un medico, il Dr. Angelo Fedato, che denunciava precisi rischi per la salute.
Dopo mesi e mesi di volantinaggio la gente inizia a preoccuparsi e chiede al sindaco spiegazioni, soprattutto sul fatto che il nostro impianto risulti “unico al mondo nel suo genere”. Le risposte sono incentrate più su una richiesta di fiducia che su dati tecnici (“questo è un impianto all’avanguardia ed il fatto che ora l’ENEL stia acquisendo la PowerCo dimostra quanto siamo stati lungimiranti”); per non parlare di affermazioni facilmente contestabili come quella dell’esistenza di un “impianto pilota” analogo al nostro a Roma in località Malagrotta (mai costruito!), oppure quella che in Giappone sarebbe esistito da anni un impianto analogo (12 volte più piccolo e con trattamenti chimici completamente diversi).
A novembre 2001 il sindaco invita gli ingegneri della Montepower a presentare il progetto alla cittadinanza. L’incontro avviene in una palestra ma per l’Amministrazione c’è una brutta sorpresa: 1500 persone presenziano alla serata col fischietto in bocca chiedendo un referendum popolare sull’approvazione o meno di un simile impianto.
Da “impianto all’avanguardia” l'inceneritore diventa “il mostro”. Con professionalità e senza mai scadere nell’offesa, gli attivisti del WWF continuano l’indagine sul piano tecnico, confortati anche dalla solidarietà dei sindaci dei comuni limitrofi, visto che il raggio della “zona a rischio” è, secondo gli stessi progettisti dell’impianto, di 8 Km. Si incaricano esperti universitari e, successivamente, dell’ENEA di analizzare il progetto Montepower. Ne risultano unanimemente giudizi negativi se non drammatici: l’inceneritore al plasma è veramente “unico al mondo nel suo genere” per cui le ottimistiche tabelle di impatto ambientale inserite nel progetto sono puramente teoriche. Inoltre lo stesso funzionamento dell’impianto è messo in serio dubbio (l’acidità dei gas di sintesi dalla pirolisi con torce al plasma potrebbe provocare continui danni alla turbina a gas, la velocità a 100 km/h di questi gas nei condotti in assenza di ossigeno è sorgente di rischi di detonazioni alla minima perdita di tenuta degli stessi, etc.). Inizia anche una raccolta di firme per la richiesta del referendum, ma non c’è più tempo per realizzarlo: ormai si avvicinano le elezioni comunali di giugno 2002 e la questione inceneritore diventa sempre più una battaglia politica. Laura Puppato diventa, da presidente della sezione locale del WWF, candidata sindaco di una lista civica denominata MONTEBELLUNA NUOVA: il vero referendum sono armai le elezioni amministrative!
Anche l’Ulivo e la Margherita, che non hanno nulla da perdere visto che non vincono da decenni, sostengono la candidatura di Laura. I due candidati avversari sono rispettivamente della Lega Nord e di Forza Italia: nessuno dei tre schieramenti, durante la campagna elettorale, giudica positivamente la realizzazione dell’inceneritore. Ma questa volta è in gioco la salute dei cittadini, l’integrità del territorio. A livello di Provincia e Regione l’inceneritore è ormai “definitivamente approvato”. A niente sono servite le denunce da parte del WWF, le lettere al Presidente Galan, le fiaccolate e le marce di protesta sempre più numerose. Ma per poche centinaia di voti, inaspettatamente, Laura Puppato vince le elezioni.
Come fermare ora il mostro? I patti parasociali della Montepower erano stati ben architettati ed risulta impossibile sciogliere la società senza il voto di almeno i 2/3 del suo consiglio di amministrazione, ovvero senza l’appoggio di uno dei tre consiglieri della parte privata PowerCo. Inoltre la Regione Veneto non accenna minimamente a fare retromarcia. Molte sono le azioni legali che Laura mette in atto: alcune, in realtà, erano già state intraprese mentre era presidente del WWF (ricorso alla Corte dei Conti per l’eccessivo impegno economico, richiesta di un’ispezione giudiziaria,…), altre possono iniziare solo ora, da sindaco della città: in particolare si riesce a paralizzare il consiglio di amministrazione della società Montepower sostituendo i quattro membri della parte pubblica, compreso il presidente con quattro persone fidate e competenti, tra cui Geremia Bonan in qualità di nuovo presidente. Dopo oltre un anno di paralisi all’interno del CdA, il socio privato, vedendosi davanti soltanto ingenti perdite economiche, cede e pattuisce col socio pubblico (il Comune) la vendita di tutte le sue quote (49%) per 400.000 €. E’ vittoria! È la vittoria della democrazia e della volontà dei cittadini sugli interessi economici che un patto scellerato aveva ormai innescato.

Giuseppe Flora è gnomonista per tradizione familiare e docente di Fisica presso il Liceo Scientifico Statale di Montebelluna (Tv). mailto:maria.flora@tiscalinet.it
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